La primavera degli androidi

Racconto

di Maurizio Matassi

Siamo ritornati alla normalità. L’anomalia che aveva afflitto per quasi due settimane il reparto di smistamento rottami della stazione orbitante Nova Hentu è sparita, ma credo che il ricordo di quanto è successo qui, davanti ai miei occhi e davanti a chi, fra operai e tecnici, ha lavorato con me in questi giorni, non sbiadirà tanto in fretta.
L’androide numero 42, ora rimosso e sostituito, ci ha tenuti col fiato sospeso fin da quando la squadra di revisione ha effettuato il primo accertamento del guasto ed il successivo tentativo di riparazione. Non parlavamo, nessuno di noi lo faceva, nemmeno a mezza voce, ed io stesso faccio ancora fatica a trovare le parole per esprimere lo stato d’animo che abbiamo condiviso fino a ieri. Le squadre dei tecnici si sono date il cambio una dozzina di volte per tentare il recupero della macchina, ma per quanto studiassero, per quanti pezzi cambiassero e per quante prove facessero, alla fine il risultato era sempre lo stesso: il robot funzionava per un po’ e poi le sue mani meccaniche - più tenaglie che vere e proprie mani, in verità – afferravano i rottami, li smembravano, li contorcevano, li riassemblavano, e quindi  deposavano il risultato del loro lavoro sul nastro in uscita, per poi ricominciare da capo.
Tutto questo sui Rapporti Obbligatori all’Agenzia c’è, come pure le immagini olografiche dei reperti, distrutti dopo essere andati a perizia, ma la verità su quello che è successo davvero alla postazione numero 42 potrà essere stabilita, io credo, solo arbitrariamente. Magari scomodando complessi calcoli statistici, come fanno i cervelloni, oppure invocando una qualche interferenza cosmica da Proxima Centauri, tanto per avere qualcosa da riferire, ma difficilmente, credi a me, riusciranno a venirne a capo con certezza.
Per quel che mi riguarda, ho una teoria. Un po’ empirica e sentimentale, forse, ma che almeno mette in ordine le cose. Ad ogni modo: io credo che in filiera, in un dato momento, sia entrato un elemento estraneo, e che questo strano oggetto sia finito proprio davanti all’androide numero 42, causando in qualche modo uno sbalzo di tensione o qualcosa del genere. Di seguito il robot andò in tilt, se così si può dire, ritornando a intermittenza con la memoria al momento del guasto, tentando infine - e con un certo successo, a quanto pare - di riprodurre l’elemento estraneo, oramai assunto a modello. E fin qui tutto bene. Quello di cui proprio non riesco a capacitarmi, però, non è di come l'elemento estraneo possa aver provocato un errore nel sistema, ma di come sia finito in filiera. Che cosa ci fa, su Nova Hentu, una rosa?